I Piani di Castelluccio di Norcia sono un altopiano carsico-alluvionale dell’Appennino umbro-marchigiano, situato nel versante umbro dei Monti Sibillini, ai piedi del Monte Vettore.
Famoso per la meravigliosa e barocca “Fioritura” che colora il piano tra la fine di maggio e inizio luglio (fiordalisi, papaveri, margherite e lenticchie), noi ad agosto siamo rimasti incantati dal suo aspetto brullo e selvatico, una crasi perfetta tra Mongolia c steppe dell’Asia Centrale.
Un po’ infreddoliti dai 5 gradi della notte, intorno alle 6.30 a.m. ci affacciamo dalla tenda: le prime luci del mattino liberano le cime dei monti dalla fitta nebbia che ricopre tutta la dolina e una mandria di cavalli allevati allo stato semi-brado ci passa di fianco.
Apparsi come un miraggio, ci lasciano senza parole e li seguiamo con lo sguardo fino all’abbeveratoio. Guidati fin lì dai mandriani, inizieranno poi la loro giornata lavorativa, fatta di sentieri battuti per adulti e bambini con cappelli e stivali da cowboy.
Il passaggio delle ore è segnato dai cambi di luci e dalle termiche, che modificano continuamente il paesaggio, obbligandoti a passare dal pile alle mezze maniche.
Le greggi di pecore e capre pasturano l’erba della piana. La presenza del pastore con i suoi maremmani non ci permette di tenere Noodles completamente libero, scegliamo quindi la longhina per non disturbare il loro lavoro. Conduttori e guardiani sono abituati alla presenza di non indigeni, si avvicinano solamente per chiedere un po’ di cibo, ma non cedono ad altre distrazioni.
La quantità di stelle visibili durante la notte è inimmaginabile. Il Carro sembrava correre in picchiata sul nostro Freelander.
Abbiamo deciso di restare un giorno in più in quella che noi adesso chiamiamo “la nostra Nomadland”.
Durante i nostri viaggi, contrariamente a quello che la vita di tutti i giorni ci obbliga, pianifichiamo lo stretto necessario, soffermandoci non tanto sulla quantità di mete da vedere, quanto piuttosto su quello che accade tra un meta e l’altra.
Esiste però un momento in ogni viaggio dove dici:
“Mi sono messo in movimento questa volta perchè dovevo arrivare qui”.
Seduti davanti a quella piana, accompagnati dal suono stonato di una armonica a bocca proveniente da un camper a fianco a noi, non abbiamo avuto dubbi.
Era lì che dovevamo arrivare.
















