Luglio 28, 2025

Monte Amiata e dintorni

By In Itinerari

Direzione Monte Amiata.
Non ci aspettavamo che l’entroterra grossetano ci avrebbe sorpreso così tanto.
Lontano dalle rotte turistiche più battute, questa parte di Toscana ci ha conquistati, lasciandoci la voglia di tornare.

E a noi piace un sacco quando i posti ci chiedono di tornare!

Prima tappa: Area Naturalistica delle Biancane. Ci eravamo già stati anni fa, con una coppia di amici e ci piaceva l’idea di tornare per capire quanta di quella magia fosse rimasta, oltre al ricordo. Rispetto al 2016 abbiamo trovato delle novità: i lavori fatti hanno reso il posto più ordinato e accessibile.

Forse, egoisticamente, un po’ di quella sensazione “lunare” si è persa… ma è anche vero che adesso è più facile da visitare per tutti, e questa cosa è senz’altro positiva. Per chi lo conosce è sinonimo di soffioni boraciferi, paesaggi industriali e vapori geotermici che sembrano uscire direttamente dalle viscere della Terra.
Sì, stessa atmosfera del Lago Boracifero visto a Pasqua, ma qui molto più in grande!
Arrivarci è già un’esperienza: curve dolci tra colline brulle e poi, all’improvviso, torri di cemento che sbuffano nuvole bianche come geyser moderni.

E’ uno di quei posti dove ti fermi e pensi: “Ma davvero siamo in Toscana?”

Torre soffioni boraciferi a Larderello
Le Biancane nel 2025

Scollettando verso l’Amiata, tra una curva e l’altra, ci imbattiamo in una baracchina minuscola lungo la strada. Un buchetto, con una fila lunga che sembra non finire mai. Di solito è un buon segno. Fa caldo, ma quei panini con Lampredotto e salsa verde fanno una gran gola. Mangiamo in piedi, appoggiati al cofano, con Noodles che attende la sua parte speranzoso. E poi finalmente ci immergiamo nella prima faggeta del Monte Amiata.

Faggeta Amiata

Concesse un bel po’ di corse al nostro canone, ci dirigiamo verso Abbadia San Salvatore.

Prende il nome dalla sua abbazia, un luogo che custodisce secoli di storia nel cuore del Monte Amiata. Fondata intorno al 743 d.C. dai Longobardi, l’abbazia benedettina fu per secoli un importantissimo centro religioso e culturale, non solo per la Toscana, ma per tutto il centro Italia.

L’edificio attuale ha subito varie trasformazioni nel tempo, ma il cuore rimane la cripta, uno spazio ipogeo davvero suggestivo , con trenta colonne tutte diverse tra loro, scolpite in stili e pietre differenti.

Ingresso Abbazia San Salvatore Amiata
La cripta con 30 colonne differenti Abbazia San Salvatore Monte Amiata
Le mura esterne Abbazia di San Salvatore Monte Amiata

Il cielo si tinge d’arancio e capiamo che è il momento di cercare un posto per la notte. Come al solito, abbandoniamo l’asfalto e ci infiliamo su una strada bianca, quelle che sembrano non portare da nessuna parte, ma che alla fine ci portano sempre nel posto giusto.

Dopo un’ottima dormita si riparte!

Santa Fiora ci accoglie con un’aria freschetta, piacevole da girare a piedi. Decidiamo di fare una passeggiata fino alla Peschiera, uno dei luoghi simbolo del borgo: un piccolo lago nel cuore del paese, alimentato da acque sorgive.

Peccato però che, una volta arrivati, il posto non corrisponda alle aspettative. La Peschiera avrebbe tutte le carte in regola per essere un angolo suggestivo e di impatto , ma l’impressione è che la parte “bassa” del parco sia un po’ trascurata, lasciata indietro rispetto all’area superiore, dove invece si concentra l’attività del ristorante e degli aperitivi.

Basterebbe davvero poco per valorizzarlo e soprattutto curarlo al meglio, perché la Peschiera e la natura che la circonda, potrebbe (e dovrebbe) essere uno dei punti forti del borgo…il turismo non è eterno né garantito.

La Chiesa della Madonna della Neve sorge proprio dove, nel Trecento, passava una strada medievale attraversata da un ruscello che alimentava le botteghe artigiane. Quando il corso d’acqua fu deviato verso la Peschiera per costruire la chiesa, iniziarono a verificarsi alcuni miracoli legati a una piccola immagine della Madonna, oggi scomparsa.

Spinti da queste grazie, i cittadini, il clero e la famiglia Sforza promossero la costruzione dell’edificio attuale. Oggi, la sua particolarità è il pavimento in vetro, che lascia intravedere l’antica strada e la sorgente del fiume Fiora.

L'interno della Chiesa Madonna della neve dove si vede il pavimento in vetro sotto il quale passa l'antica strada Santa Fiora Monte Amiata

Lasciamo Santa Fiora alle spalle e riprendiamo a salire, direzione Monte Labbro.
Il Monte si trova sul versante sud-ovest del Monte Amiata e la Riserva naturale si estende per oltre 650 ettari nel comune di Arcidosso. Roccioso, spoglio, solitario, fatto di vento.

Non è solo un punto panoramico. Qui, alla fine dell’Ottocento, salì Davide Lazzaretti, detto il “profeta dell’Amiata”, un uomo che predicava giustizia sociale, fede e uguaglianza, fondendo cristianesimo e visioni mistiche. Attorno a lui si formò una comunità di contadini e poveri, il movimento giurisdavidico, che proprio su questo monte costruì il suo centro spirituale.
Nonostante siano rimasti pochi ruderi e una parte della torre, è un luogo veramente suggestivo.

E’ di nuovo tempo di trovare un posto per dormire, il vento è forte stasera, è in arrivo una perturbazione e non sarà semplice tenere il fornellino acceso.

Panorama Monte amiata strada bianca
tramonto monte amiata

Stamattina colazione con caffè e Ricciolina, la torta tradizionale del Monte Amiata. Una base di pasta frolla che racchiude un cuore goloso di crema al cioccolato e frutta secca, il tutto coperto da una morbida meringa variegata al cioccolato. Ricca e rustica, per una partenza carica.

La Rocca di Radicofani svetta da più di mille anni sopra il borgo. Costruita sulla cima di una imponente rupe di 896 metri, fu nominata per la prima volta nel 973 e da allora domina tutto il territorio compreso fra il Monte Cetona, la Val d’Orcia e il Monte Amiata. 
Da qui la foto principale di questo articolo, dove in mezzo ai merli della Torre spunta il Monte Amiata.

La fortezza è legata alla figura di Ghino di Tacco, una sorta di bandito gentiluomo vissuto a cavallo tra Duecento e Trecento, che rubava ai ricchi e aiutava i poveri, anche Dante e Boccaccio lo rammentano nelle loro opere più famose.

Il Monte Amiata visto dalla fortezza di Radicofani
la fortezza di radicofani monte amiata

l borgo di Radicofani è silenzioso e ben tenuto, con pochi souvenir e ancora meno folla. Merita una sosta la famosa Posta Medicea, che nei secoli ha ospitato viaggiatori illustri, da papi a principi, lungo la Via Francigena.

Nel frattempo si era fatta ora di pranzo, e con la fame che si faceva sentire abbiamo deciso di fermarci per l’ultima tappa del nostro weekend, prima di rimetterci in viaggio verso casa.

La Val d’Orcia, al rientro, con il suo inconfondibile aspetto da set cinematografico.

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