Il Parco di Colfiorito si trova nell’Appennino centro-occidentale, tra Umbria e Marche.
Un vastissimo Altopiano composto da 7 conche occupate in passato da laghi, in parte prosciugatisi naturalmente, in parte per opera dell’uomo.
Nel Parco si trovano elementi di grande valore tra cui la palude omonima dichiarata patrimonio dell’umanità dalla Convenzione di Ramsar per la sua vegetazione e per essere il punto di riferimento di un gran numero di uccelli migratori, che in mezzo ai canneti sostano, fanno il nido e trascorrono le loro giornate.
Ne abbiamo visti tanti, per gli amanti del birdwatching è un vero scrigno e ci ha fatto piacere veder bazzicare il luogo da numerose famiglie con bambini e giovani ragazzi armati di binocolo o macchina fotografica, in attesa del momento perfetto per immortalare il decollo di un airone rosso maggiore.
La caratteristica chiatta utilizzata per ridurre la cannuccia, è anche superficie di riposo per folaghe, aironi, svassi, tarabusi, pendolini, basettini, etc.


Intorno al 1652 fu realizzato il mulino per la macinazione del grano, sfruttando il salto delle acque dalla palude all’inghiottitoio.
Il “Mulinaccio” così detto per la storia (tra leggenda e realtà) della figlia del mugnaio rimasta impigliata con la gonna agli ingranaggi della ruota e trascinata via nell’acqua, è stato definitivamente abbandonato negli anni quaranta del ‘900 e tutt’oggi è un punto di riferimento per gli abitanti di Colfiorito.

La precisione dei campi coltivati si allea all’acqua cheta e al silenzio della campagna interrotto sporadicamente dal suono di un trattore.
Il territorio è coltivato in maniera continuativa fin dall’epoca romana e la rotazione delle colture (prevalentemente patata e legumi) e dell’allevamento di bovini/ovini hanno fatto sì che gli altipiani non si imboschissero e assumessero caratteristiche uniche.




Gli spazi sono talmente ampi che hai l’impressione di essere solo, ma non è così. Non soltanto perchè il Parco è vissuto da amanti di trekking, camperisti, ciclisti…ma perchè tanta bellezza va difesa. Ed ecco che ogni tanto, anche quando pensi di aver trovato un “sotto quercia” dove nessuno può scorgerti, vedi arrivare qualche agricoltore con il trattore o a piedi con i suoi cani. Qualcuno si avvicina fino a scambiare due parole, altri ingranano la retromarcia una volta rassicurati, o almeno così sembra, delle tue buone maniere.


La Patata Rossa di Colfiorito si pensa che sia stata portata lì dalle truppe francesi di Napoleone durante l’occupazione dello Stato Pontificio, alla fine dell’Ottocento. Si è adattata molto bene alla tipologia di terreno e al regime di piogge di quell’area e numerose ricette si possono scoprire durante la “Sagra della Patata Rossa” che si tiene ovviamente a Colfiorito nel mese di Agosto, dove si possono gustare gnocchi al ragù di castrato, stinco con patate arrosto e ciambella. Ne vale la pena credeteci! Cibo ottimo, porzioni abbondanti e prezzo onesto.



Abbiamo deciso di passare la notte all’interno del Parco. Accanto a noi una famiglia di camperisti con cui abbiamo fatto due chiacchiere e condiviso le impressioni sul luogo, fino al momento di lasciare spazio alla nitticora, che con il suo verso un po’ inquietante, ci ha fatto compagnia tutta la notte.


