Poppi ha l’aria di una vecchia fiaba e questo articolo potremmo iniziarlo così…
“C’era una volta un piccolo borgo lontano lontano chiamato Poppi. Era custodito da un antico castello, il Palazzo dei Vicari, all’interno del quale nel 1310 soggiornò il Sommo Poeta Dante Alighieri”.

I Conti Guidi, a lungo dominatori di quello che è considerato uno dei borghi più belli d’Italia, si presero molto a cuore le sorti di Dante esiliato da Firenze e lo ospitarono in vari castelli del Casentino, tra cui appunto quello di Poppi. In quest’ultimo, ospitato per un anno dal Conte Guido Simone da Battifolle e della sposa Gherardesca, figlia del Conte Ugolino, si narra che il poeta fiorentino abbia composto il XXXIII Canto dell’Inferno.



Quel peccatore sollevò la bocca dal feroce pasto, pulendola coi capelli della testa che aveva addentato da dietro.
Poi iniziò: «Tu vuoi che io rinnovi un disperato dolore che mi opprime il cuore già solo a pensarci, prima che ne parli.
Ma se le mie parole devono essere un seme che frutti infamia al traditore che mordo, mi vedrai parlare e piangere al tempo stesso.
Io non so chi sei, né in qual modo sei giunto quaggiù; ma mi sembri davvero fiorentino quando ti sento parlare.
Tu devi sapere che io fui il conte Ugolino e questi è l’arcivescovo Ruggieri: adesso ti spiegherò perché sono per lui un vicino così bestiale[…] D.A.
E chi se li dimentica questi versi? 😉
Un busto in bronzo di Dante Alighieri è posto nella piazza davanti il Castello di Poppi e ci ricorda il grande legame che Dante ha avuto con questo luogo.

Prima di arrivare al castello, ormai sede di numerose mostre di opere d’arte e di una collezione di 25mila libri antichi, possiamo ammirare il monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale.
Un tempietto circolare costituito da otto colonne, al centro del quale è posto il cippo che li ricorda.
Si erge davanti ad un bellissimo panorama , dove ci siamo fatti un po’ di foto prima di addentrarci nelle stradine acciottolate del paesino medievale.



Il labirinto dei vicoli, le chiese antiche, i ganci di ferro battuto antropomorfi per far sostare i cavalli, le decorazioni esterne in cotto ricordano quanto la Toscana sia stata nobile, acculturata e ricca.


Anche se non si trova esattamente a Poppi ma nelle sue vicinanze, l’Eremo di Camaldoli merita sicuramente una visita. Fondato intorno al 1012, questo eremo benedettino ha una lunga storia. Attualmente i monaci rimasti sono una decina e seguono ovviamente le regole di San Benedetto. Non è necessario prenotare perchè le visite sono molto brevi, circa 20 minuti, ed è possibile vedere, accompagnati dalla guida, solamente la cella di San Romualdo, il fondatore, e la chiesa interna ricchissima di affreschi.






La piazza principale di Poppi al tramonto si popola lentamente e tra caffè, ristoranti e gelati artigianali, l’occhio viaggia già verso le Foreste Casentinesi.




