Siamo partiti la vigilia di Pasqua dopo pranzo, senza grandi piani, solo quello di andare verso sud.
La prima tappa: Sassetta. Un paese che si arrampica sulla roccia, in mezzo al verde. Mura in pietra, vicoli stretti e un silenzio che ogni tanto si rompe con i canti che escono dalla chiesa sulla piazza. È un borgo piccolo, da lì gli Etruschi non erano lontani, e in un certo senso nemmeno ora. Nei pressi della Chiesa di Sant’Andrea, si trovano dipinti murali che raffigurano la leggenda di Giovanni “Nanni” Orlandi, un personaggio leggendario che, secondo la tradizione, nel 1109 uccise un drago o un serpente che minacciava la zona . Questa storia è parte del patrimonio culturale locale e viene celebrata anche durante eventi come il Palio di Sassetta, dove il drago è un simbolo ricorrente.










Sopra il paese c’è un poggio, ci si guarda intorno e si viene colpiti subito da un albero dai fiori rosa acceso – il cosiddetto “Albero di Giuda”: la leggenda racconta che sotto questo albero Giuda baciò Gesù e poi, travolto dal rimorso per averlo tradito, vi si impiccò.

E ancora giù verso il Lago Boracifero: sta in fondo alle Colline Metallifere, sotto pendici spoglie e chiazze di terra che fumano. I soffioni escono dal suolo da secoli, l’odore è forte e acido. Il lago non è nato dall’acqua, ma da gas e fango, sputati fuori dal Vecchienna in un’eruzione vecchia di secoli. Qui, nell’Ottocento, si costruì una centrale, poi case, officine, ciminiere. C’era vita, lavoro, vapore che si trasformava in luce. Ora è tutto fermo. Restano solo le tante insegne dell’Enel, i palazzi abbandonati, i vetri rotti, qualche macchina parcheggiata in qua e là e le colonne di vapore che sbuffano ostinate.



Dopo il Lago Boracifero volevamo spingerci fino a Larderello. C’eravamo già stati una volta, anni fa, con una coppia di amici – ma questa è un’altra storia e la racconteremo un altro giorno. Ci siamo fermati invece in un grande campo aperto, pieno d’erba alta e vento, a lasciare che Noodles corresse libero finché aveva fiato.


Alla fine la vera scoperta è stata Massa Marittima. Il centro storico è compatto, elegante.

In un posto dove pensavi avresti fatto fatica a trovare un bar aperto arriva lei: la Cattedrale di San Cerbone. Imponente fuori, sorprendente dentro. Varchi la soglia e trovi un trittico trecentesco ad affresco che raffigura la Madonna con Bambino e Santi con altorilievo romano. Dietro l’altare, l’Arca di San Cerbone ti scolpisce negli occhi la storia e i miracoli del santo fuggitivo.




E poi ti giri e ti trovi una Madonna di Duccio di Buoninsegna.

Solo in Italia ti capita di inciampare in capolavori millenari quando meno te lo aspetti.
Salendo verso la parte alta, nella Cittanuova c’è la Chiesa di Sant’Agostino, il secondo cuore di Massa Marittima. Gotica, senza ornamenti inutili. L’abside raccoglie la poca luce che passa dai finestroni. Dentro la chiesa si conservano la Tonaca e il Cappello di San Bernardino, chiamato “da Siena” ma nato qui. Le vesti furono donate nel 1444 dalla città di Siena come segno di rispetto. Un gesto che pesa ancora oggi, se si pensa alle parole che, secondo alcuni, Bernardino pronunciò prima di partire per L’Aquila, dove sarebbe morto:
“Se non torno, mando i panni.”
Un detto che anche dalle nostre parti è ben conosciuto!!





Infine il chiostro, oggi spesso impiegato per ospitare banchetti, feste e manifestazioni varie, veramente molto bello.

Volete mangiare qualcosa a Massa marittima? Caffè Le Logge, uno storico locale che prende il nome dalle caratteristiche Logge del Comune. Veloci e cordiali ci hanno servito un piatto di cinghiale con patate che vi possiamo assicurare non è così semplice trovare buono in giro (e noi siamo abituati a cucinarlo homemade). Un bicchiere di rosso della casa, un dolcetto super e un buon caffè. Prezzo onesto. Non male per un pranzo di Pasqua improvvisato.

E’ il momento di trovare un posto per dormire.
Un sentiero ci porta verso il Lago dell’Accesa. Il sottobosco di questi tempi è pieno di orchidee e ciclamini selvatici, sparsi come piccoli fuochi tra le foglie. Siamo rimasti lì per il tramonto, e anche la notte, fino al mattino dopo. Non c’era molto altro da fare, e non serviva.






Area protetta, acqua limpida, un concerto di suoni e canti di uccelli. Dopo una notte passata più che a dormire ad ascoltare i mille rumori e a chiacchierare con camperisti e viaggiatori, siamo ripartiti senza fretta.
Direzione Castiglione della Pescaia. A Pasquetta il pic-nic è d’obbligo.






Lo conoscete Poggio Ballone? Poggio Ballone è un massiccio collinare situato nel comune di Castiglione e raggiunge un’altitudine di 631 metri sul livello del mare. Sulla sua vetta si trova la 121ª Squadriglia Radar Remota dell’Aeronautica Militare Italiana, precedentemente nota come 21º Gruppo Radar. Questa installazione militare è dotata di un radar tridimensionale a lungo raggio AN/FPS-117, utilizzato per la sorveglianza dello spazio aereo nazionale e integrato nella rete radar della NATO. E’ ormai quasi del tutto priva di organico, ma meglio non avvicinarsi troppo e non disturbare.

Esiste una teoria secondo cui dal radar di Poggio Ballone si captò qualcosa di strano la notte del disastro di Ustica (1980). Secondo alcune testimonianze, il personale in servizio a Poggio Ballone registrò movimenti anomali nei cieli quella sera, tracce radar “strane” che poi sarebbero state inspiegabilmente “cancellate” o “non rese disponibili” nelle indagini ufficiali.
Per questo Poggio Ballone è diventato un po’ un luogo simbolico per chi sostiene l’ipotesi che Ustica non fu un semplice incidente, ma un evento militare coperto da segreto.
Non è invece coperto dal segreto il fatto che se una tartaruga acquatica attraversa una strada di collina rischi di rimanere schiacciata abbastanza facilmente. E allora prima di metterci alle spalle questi 2 giorni e i loro 200 km imboccando l’autostrada verso casa, mettiamo in salvo questa testarda e sospettosa corazzata a quattro zampe che scivola via lentamente nel fosso… perchè si sa ” non serve correre, bisogna partire in tempo”.


Pasqua e Pasquetta sono andate…A presto con il Primo Maggio!




