Ai Piani di Castelluccio ho incontrato un mio collega, un quattro zampe coraggioso e instancabile: il Pastore Maremmano Abruzzese.
Se il pastore ha bisogno di proteggere il gregge da intrusi notturni e predatori, la sua natura protettiva, pronta a sfidare chiunque, fa di lui un compagno fidato.
Come me, è abituato a lavorare da solo e ha un attaccamento profondo al branco umano.
Ci siamo annusati da lontano, io avevo la lunghina per non disturbare il suo lavoro (il gregge è il suo, mica il mio!).
Lui ha seguito costantemente pecore e capre, in simbiosi con il padrone, allontanandosi solo una volta o due per andare all’abbeveratoio.
La nostra presenza lo incuriosisce e lo tiene allerta, ma quando si accorge che non siamo pericolosi, se anzi teniamo qualcosa da mangiare o un po’ di coccole, non disdegna…basta non avvicinarsi troppo al suo gregge…!
Il Pastore Maremmano abruzzese infatti, appartiene al ceppo dei grandi cani bianchi del Centro Europa, stirpe antichissima di guardiani di armenti e del gregge, diffidente e bellicoso.
Citato e decantato già in età romana da Catone, Palladio e altri, il canis pastoralis o pequarius (“pecoraio”) dal pelo bianco ha continuato a svolgere mansioni di guardiano nel corso dei secoli, senza mai allontanarsi dall’appennino dove aveva fatto specie a sè.
I cani pastore sono una certezza 😉
Buone pecore a tutti!

